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maggio, 2013:

NESSUNA TUTELA SOTTO I 500 EURO?

La class-action e l’ADR dovrebbero aiutare i cittadini ad ottenere giustizia così riducendo quella asimmetria processuale che, di fatto, induce i consumatori a rinunciare ai propri diritti se la controversia ha un valore inferiore ai 500 euro: in questa riluttanza risiede il più appariscente limite nella concreta tutela del consumatore che ricade, più in generale, sull’efficienza stessa del mercato.

L’azione di classe e le soluzioni alternative delle controversie (ADR) cercano di ovviare all’asimmetria processuale, cioè a quel divario tra l’utilità della tutela individuale ed il costo che il consumatore si assume nel momento in cui decide di intraprendere un’azione. Perché si possa dire che i diritti dei consumatori siano effettivi in Italia, dunque, sarebbe necessario poter affermare che essi siano concretamente azionabili: nel nostro Paese, invece, esiste ancora una significativa distanza tra la protezione scritta nel Codice del Consumo (c.d. ‘law in the book’) e quella effettivamente riconosciuta nel mercato (‘law in action’).

Nonostante l’Unione Nazionale Consumatori sia la prima associazione ad aver vinto una class-action nutriamo ancora forti dubbi sull’efficacia di questo strumento. Per certi aspetti potrebbe aiutare un maggiore sviluppo degli strumenti alternativi di soluzione delle controversie ed in particolare le conciliazioni; ma a volte non è una strada meno tortuosa. E’ da queste premesse che discende l’esigenza di riformare questi strumenti, nella prospettiva di realizzare un vero enforcement, anche in virtù della funzione di deterrenza che la minaccia di una reale tutela potrebbe esercitare nel dissuadere i comportamenti delle imprese scorrette.

 

“FATTI SMART!”: IN UN VIDEO LE INDICAZIONI DEL GARANTE PER PROTEGGERE LA PRIVACY SU SMARTPHONE E TABLET

Milioni di persone in tutto il mondo usano smartphone e tablet per comunicare, lavorare e divertirsi. Queste tecnologie consentono di navigare sul web come se si usasse un tradizionale computer e integrano molteplici funzioni e applicazioni, che possono però rivelare molto su scelte e abitudini personali.

Nella memoria di smartphone e tablet è conservata, infatti, una grande quantità di informazioni personali spesso delicate, quali foto, filmati, messaggi, dati telematici o la posizione geografica in cui ci si trova in ogni istante della giornata.

Per comprendere a quali pericoli si può essere esposti, basti pensare che a volte si conservano in memoria anche password personali, codici di accesso e dati bancari. Le stesse comunicazioni telefoniche o i messaggi scambiati via e-mail, sms o tramite servizi messenger contengono dati personali.

Per sensibilizzare gli utenti italiani sull’importanza di proteggere queste informazioni, il Garante per la protezione dei dati personali ha realizzato un video tutorial con l’obiettivo di offrire alcune semplici e utili indicazioni su come tutelare la propria privacy quando si utilizzano smartphone e tablet.

Il Garante raccomanda agli utenti di adottare semplici ma fondamentali accorgimenti, di tenersi sempre informati (e di gestire responsabilmente la conservazione e la condivisione di dati personali) e ricorda che è sempre possibile rivolgersi ai suoi uffici per ottenere informazioni e chiarimenti o per richiedere interventi a tutela della propria riservatezza.

Il video di animazione, intitolato “Fatti smart!”, ideato per raggiungere in particolare un pubblico di utenti giovani, può essere scaricato dal sito internet dell’Autorità www.garanteprivacy.it o visto sul canale Youtube http://www.youtube.com/videogaranteprivacy. (Fonte: Garante Protezione dei Dati Personali)

INIQUO E CONTROPRODUCENTE L’AUMENTO DEL PRA

Il recente “ritocco” delle tariffe per le formalità del PRA rappresenta l’ultimo esempio della miopia strategica che affligge la politica e l’esecutivo in carico, preda delle lobby e prodigo di contentini. Il prossimo ritocco sarà, probabilmente, il ritorno del “bollino blu”, balzello di assai dubbia utilità pratica e sarà promosso a gran voce dalla lobby degli artigiani con il pretesto della sicurezza, assicurata in via indiretta dalla visita annuale di ogni automobilista, cioè 37.000.000 di cittadini, presso un’officina, la cui unica qualifica è aver pagato un balzello all’amministrazione e acquistato un’apparecchiatura.

L’ACI vedrà diminuire i propri ricavi, gli automobilisti si terranno la vettura che hanno e i concessionari assisteranno impotenti ad un altro anno di perdita di immatricolazioni e piazzali intasati di vetture usate che fanno fatica a trovare acquirenti. La lobby degli ecologisti sarà felice del calo del traffico e de consumi di carburante, nella loro utopia di “decrescita felice”, pagata sulla pelle dei disoccupati, dei non occupati e del gelo dell’economia; l’inquinamento si combatte con una visione complessiva, che prenda coscienza che la mobilità individuale è un bisogno primario e non un capriccio di abbienti esibizionisti. La nostra Unione non vuole solo protestare contro un singolo provvedimento, tanto iniquo quanto controproducente e miope, ma richiede con forza una politica complessiva dell’auto, che coniughi il rispetto delle necessità primarie dei consumatori e la ripresa dello sviluppo dell’economia del Paese

 

RC AUTO: NO AL PROFITTO SULLE SPALLE DEI CONSUMATORI

“La salute dei cittadini non è in saldo e non possiamo permettere che ancora una volta a prevalere siano gli interessi delle lobby”. E’ quanto ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (http://www.consumatori.it), contestando il decreto che unifica i valori dei risarcimenti per danni gravi alla persona derivati da incidenti stradali tagliandoli di circa il 40%.

Prevedere una diminuzione così importante dei risarcimenti per chi subisce un incidente grave è un affronto alla dignità di quei cittadini che piuttosto, dopo aver subito un’invalidità fisica, avrebbero bisogno di un supporto economico per far fronte ai problemi. Senza contare che il provvedimento è tutto a vantaggio delle assicurazioni che, pur risentendo di questo periodo di crisi, non possono cercare di recuperare profitto risparmiando sui diritti dei consumatori.

Ci auguriamo che il decreto sia modificato all’insegna dell’equità e della giustizia e soprattutto che il Governo in questa fase in cui deve risolvere solo gli “affari correnti” comprenda le difficoltà in cui vivono gli italiani e si impegni a diminuire i premi dovuti alle assicurazioni per dare respiro alle famiglie.

RC AUTO: NO AL PROFITTO SULLE SPALLE DEI CONSUMATORI

“Giocando d’azzardo non vince nessuno, ma si provocano soltanto seri danni sociali ed economici ai consumatori e allo stesso Stato”. E’ quanto ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (http://www.consumatori.it), riferendosi al continuo proliferare di casi di ludopatia nel nostro Paese che stanno creando una vera e propria emergenza sociale.

Sempre più famiglie finiscono sul lastrico a causa della dipendenza dal gioco d’azzardo, ma d’altra parte non ci si rende conto del costo per il Servizio Sanitario Nazionale della diffusione dell’azzardo patologico. La moral suasion del Governo, che si limita a consigliare di “giocare responsabilmente” con una serie di provvedimenti ancora troppo poco incisivi non basta: servono regole severe che pongano seri paletti a chi gioca online (con il puntuale controllo dell’età del giocatore, tetto massimo di spesa e di giocate) e mettano un freno a quella pubblicità che tenta di adescare i consumatori regalando loro un sogno di rivalsa.

“In questo momento di crisi -ha commentato Paola Vinciguerra, Presidente dell’Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico (Eurodap) ed esperta di ludopatie- nonostante di soldi in casa ce ne sono pochi, paradossalmente, aumentano i giocatori d’azzardo proprio perché il clima di incertezza sviluppa alti livelli di stress e ansia e le persone cercano soluzioni all’esterno tentando una vincita che risolva le paure. Questo sentimento di speranza che produce sollievo allo stato di allarme può generare però una spinta pericolosa alla ripetizione del comportamento, fino a rischiare di divenire dipendenti dal gioco”.

Ancora prima degli interventi legislativi è fondamentale uno sforzo educativo affinché si insegni già dalle scuole che la vita non è un gioco e per ottenere risultati servono impegno e fatica: solo così, forse, si potrà portare a casa il jackpot.

RECUPERO, MA DI QUALI CREDITI?

Sta diventando il business del momento, molti consumatori ci segnalano di aver ricevuto solleciti di pagamento (o veri e propri atti di citazione) per il recupero di somme in realtà non dovute. L’ultimo caso riguarda le comunicazioni inviate dalla “Ditta Paravati Consuelo” per il pagamento di alcune fatture Tim scadute. Però la cosa che desta sospetti è che i consumatori che ci hanno contattato affermano di non aver mai avuto un contratto con la Tim.

Ed allora potrebbe trattarsi delle solite comunicazioni-truffa mandate ad ignari consumatori nella speranza di spaventarli ed indurli a pagare importi contenuti pur di evitare grattacapi. Insomma una vera e propria catena milionaria (se consideriamo che queste indebite richieste sono inviate a migliaia di consumatori).

In casi come questo è bene ricordare di non spaventarsi, verificare se il credito è dovuto, tenendo conto però che difficilmente le grandi società telefoniche si affidano a comunicazioni così improvvisate. Inoltre, è bene sapere, quando si riceve un atto di citazione a comparire dinanzi ad un Giudice di un luogo diverso dalla nostra residenza, che questo è illegittimo!

La nostra organizzazione sta valutando con l’operatore la fondatezza di queste richieste di pagamento che, in molti casi, hanno ad oggetto fatture risalenti al 1997. Nei prossimi giorni invieremo una segnalazione alla autorità di vigilanza che valuterà1 la rilevanza dei fatti. Ma intanto, se si avessero dubbi, il consiglio è di non pagare e di segnalare il caso ai nostri sportelli: info@consumatori.arezzo.it.

AUTOSTRADE: UN RICORSO ALL’ANTITRUST PER I CONSUMATORI?

“Stiamo verificando l’opportunità di depositare una segnalazione affinché l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato torni ad interessarsi delle dinamiche del mercato autostradale con particolare riguardo alla qualità del servizio e al prezzo dei prodotti venduti nelle aree di sosta”. E’ quanto ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (http://www.consumatori.it), riferendosi ai dati emersi dalla campagna dell’associazione dedicata alla qualità della ristorazione autostradale.

Gli esiti della nostra recente campagna “Una sosta di qualità?” descrivono, infatti, un quadro preoccupante del mercato autostradale: se per un verso i consumatori hanno notato una certa evoluzione dell’offerta, non sono però sfuggite le ricadute sui prezzi a causa di una concorrenza realizzata solo in parte; su questo deve intervenire l’Autorità Antitrust prendendo atto, in particolare, dell’anomalia del sistema nel nostro Paese rispetto a quanto accade nel resto d’Europa.

A causa della crisi, il traffico totale in autostrada ha subìto nell’anno scorso un decremento in media superiore al 7% con punte del -15%, mentre le vendite della ristorazione sono calate negli ultimi due anni del 18%; in un simile contesto non è accettabile che le dinamiche di prezzo siano incise così negativamente dal meccanismo delle royalties che i singoli operatori (Autogrill, My Chef, Chef Express, Sarni) devono pagare ai concessionari come Autostrade per l’Italia (ASPI) nell’ordine del 30% del fatturato.

Questo costo si scarica in buona parte sul consumatore (con prezzi più elevati fino anche al 20%) ed in parte sui citati operatori che, infatti, hanno dichiarato lo stato di crisi avendo registrato perdite di esercizio nel 2012 pari a circa 50 milioni di euro.

Se si vuole evitare che, come spesso accade nel nostro Paese, l’interesse di pochi (e nello specifico ci riferiamo ai concessionari autostradali) prevalga su quello di molti (e cioè imprese e consumatori) si rende urgente l’intervento dell’Antitrust prima che, in un momento di così grave incertezza, il decadimento dell’offerta rovini anche la reputazione del nostro Paese in Europa.